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Ago 5, 2014

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Racconto vincitore del Contest Letterario sez. Racconti 2014 ‘Bottega della creatività’ di Tertulia’s

Racconto vincitore del Contest Letterario sez. Racconti 2014 ‘Bottega della creatività’ di Tertulia’s

Si è da poco concluso l’ultimo contest letterario indetto dall’associazione culturale Tertulia’s, relativo alla sezione ‘Racconti‘. Anche in questa occasione vogliamo ringraziare tutti i partecipanti e il pubblico sempre numeroso e molto caloroso! Siamo felici di aver avuto in gara dei nuovi autori talentuosi !

Ringraziamo vivamente il nostro referente per l’Emilia-Romagna Roberto Baldini che ha seguito e diretto con precisione il nostro contest! Coloro che vogliono associarsi a Tertulia’s e presentare la loro opera in Emilia-Romagna invece che a Roma possono farlo grazie alla disponibilità di Roberto!

Di seguito sarà inserita la classifica dei vincitori e il testo del racconto risultato vincitore ‘La meta di Pinocchio (Tratto da una storia vera) di Marco Buggio’!

 

Classifica finale :

 

1) La meta di Pinocchio (Tratto da una storia vera) di Marco Buggio – 184 voti
2) Testimonianze … di Rosalba Savino – 117 voti
3) Un viaggio tanto desiderato di Fabia Petrella – 68 voti
4) Una pazza domenica di Sara Sciore – 61 voti
5) Zizzì zanzara stanca e bue Baldo di Valerio Massaro – 55 voti
6) Senza Titolo di Andrea Talignani – 30 voti
7) Il suono di quelle campane di Annarita Petrino – 28 voti
8) Dexter di Daria D. – 15 voti
9) Ricominciare di Rossana Lozzio – 14 voti
10) L’Estate piovosa del 1974 di Sachi Osti Merizzi – 7 voti
11) Racconto di Lorenzo Campanella – 6 voti
12) Argento sangue di Valentina Vivoli – 5 voti
Meditech di Heinrich Von Larsen – 5 voti

 

Racconto vincitore!! Buona lettura!

 

La meta di Pinocchio (Tratto da una storia vera) 

di Marco Buggio

La pioggia incessante, crea piccole cascate tra cemento decadente e divelto, le reti imbrigliano i sogni di un tempo ormai dimenticato e vissuto troppo voracemente; rimangono solo i ricordi di serate estive, canzoni e balli nel frastuono di una città artificiale, la chimera di un folle forse, la visione esteriore di un ego smisurato, la nascita della città dei balocchi, la nostrana Disneyland Brianzola.

E quella sera polverosa da ruspe e camion, in quelle ore l’IDEA del cambiamento ha portato la distruzione, sicuri nelle proprie dimore, acquistati come bestiame assieme alle loro case, gli uomini osservano i propri averi sgretolarsi; il borgo crolla minuto dopo minuto.
Alla torretta di ingresso due gendarmi, vestiti come cavalieri medievali, la strada brulicava automobili parcheggiate, chi andava e chi veniva, tra le luci proiettate dalle fontane, ponti in legno sospesi su piccoli laghetti, pagode Giapponesi per foto turistiche, la FOLLA che attendeva di sedersi per un caffè.
I muri incrostati e colorati da graffiti, la vegetazione ha ingurgitato di nuovo Consonno, il divertimento e i ricordi lasciano spazio al degrado, vandali distruggono quel poco che è rimasto e il bar apre ai viaggiatori solo nel periodo estivo, offrendo conforto e qualcosa da bere.
Stipati come conigli nelle case ricostruite, gli abitanti assistono alla costruzione dell’enorme minareto, tre piani di negozi, bar e ristoranti, aperti per i turisti ogni giorno, ma la vita contadina continua, la CESTA dei panni e la donna stende lontano dai lavori, il MARITO nei campi ad arare con il BUE, altri uomini a fare legna, donne accucciate a sfamare le galline, il cemento copre ogni cosa, anche la forza di ribellarsi.
L’HOTEL Plaza, poco distante dallo splendore economico del minareto, offre spettacoli di ogni genere, le camere come luogo di estasi e di piacere congiungono il palco al letto, con l’idea di regalarsi qualche ora d’amore. Lampadari di cristallo e l’ampia hall all’ingresso spingeva ad entrare nel lusso consumistico degli anni settanta, ballerine, spogliarelliste, l’alcool; la fine dell’inibizione maschile dell’eccesso.
Chi vive a Consonno campa cent’anni, gli striscioni di metallo ormai arrugginito appaiono nella vegetazione e nell’asfalto striato di buchi, la strada porta al piccolo cimitero, fortunatamente non rimosso e congiunge il minareto alla collina del tiro al piattello, passando in parte nel bosco, evitando di farvi pungere da qualche ZANZARA, si trova una vasca di cemento per il recupero dei dischi, invasa di sedie rotte, RETE metallica di vecchi letti e sporcizia.
La sala da ballo all’aperto prende forma, tavolini disposti a lato pista, un palco che ospiterà cantanti eccellenti come Celentano, piastrellata e lucida pronta per accogliere i migliori ballerini, posizionata dalla parte opposta al minareto, nell’area verde con colonne greche disseminate nell’erba, e la grande colonna con un busto faraonico che domina la piazza. Intanto alcuni abitanti se ne vanno, portandosi con se una misera valigia di sole memorie, la SARTA del paese non ha più nulla da rammendare se non il sogno che tutto questo finisca.
Il trenino portava i visitatori alle attrazioni, le macchinine sfrecciavano nella pista ovale costruita davanti alla tavola fredda, un piccolo circuito in attesa di costruire il vero su una collina poco distante, i jukebox suonavano canzoni orecchiabili dai bar e le sale da the erano sempre piene di giovani coppie, la sera la città si animava, ragazzi in cerca di giovani donne da conquistare, musica, divertimento, a Consonno è sempre festa recitava uno striscione di un blu acceso, era la piccola Las Vegas tra i monti.
Camminando si raggiunge una struttura mai finita, un albergo con una terrazza ovale sulla vallata, sembra un pavesino, quei biscotti che se li inzuppi si sciolgono subito, come le manie di grandezza di un imprenditore senza scrupoli. Da qui si può vedere il minareto che spicca tra la vegetazione e i boschi di castagni; questa era la strada costruita con il ricatto per acquistare la vita e gli averi dei residenti, questa era la strada che conduceva al paradiso o all’inferno a seconda dei punti di vista.

Sembrava fosse scoppiata la guerra i boati erano impressionanti, quantità infinite di tritolo per livellare una collina, era troppo alta e dai balconcini della piazza non era possibile vedere il monte Resegone. Oltre al cemento la visuale naturalistica doveva aiutare a ricordarsi della natura in qualche modo violentata ancora. Iniziavano le polemiche per queste costruzioni così immense e insensate, come contro risposta fu posto un cannone, acquistato probabilmente a Cinecittà e venne posto in direzione della vallata, come monito al silenzio.
Il giocattolo alla fine si ruppe, il continuo distruggere e costruire ha portato ad una frana e isolato per diverso tempo Consonno, la strada venne cancellata in parte; la fine del paese dei balocchi era vicina. La natura si era ribellata, aveva riportato pace e PULITO le coscienze di tutti a modo suo.

E adesso come ricorda il cartello Consonno è il paese più piccolo ma più bello del mondo, rimangono molte storie di questi quasi cinquanta anni di vita e distruzione, ognuna da scrivere, da portare con se o solo da non dimenticare, perché sia questo un messaggio di riflessione del dominio dell’uomo sulla natura e sui suoi simili.

 

Vi ringraziamo vivamente e vi diamo appuntamento al prossimo contest in programma!!

 

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