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Ott 23, 2014

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Recensione – Come una pianta di cappero- di Massimo Granchi a cura di Emanuela Guttoriello

Recensione – Come una pianta di cappero- di Massimo Granchi a cura di Emanuela Guttoriello

Un peso sicuramente troppo grande da sostenere per Edda, la protagonista. Gravosa solitudine quasi congenita aggravata da una vita piena di interrogativi irrisolti. Lo sfondo di una povertà non solo economica, ma anche di spirito. Di anime.

“Come una pianta di cappero” è il romanzo d’esordio di Massimo Granchi, e come esordio, eccellente direi, ha osato toccare uno degli argomenti più difficili da interpretare. >Non voglio citarlo qui: lascerò che si socchiuda il sipario della curiosità e dell’avventurarsi, dell’addentrarsi in un tunnel “ al contrario”. Questo è “Come una pianta di cappero” : un lungo tragitto inverso, poiché in questa tortuosa, delicata e scorrevolissima narrazione, la luce in fondo al tunnel non si intravede mai. Edda parte semplicemente armata della lampada personale che la vita le dà in dotazione, ma a metà del percorso questa lampada inizia ad affievolirsi, malamente in simbiosi con la protagonista.

Contempliamo in queste infinite righe di rassegnazione sempre latente, la mera illusione di un ritorno alla vita, quantomeno rispetto per la vita stessa. Edda ci coinvolge facendoci affannare con lei alla ricerca di quel “vorrei” che sa di ignoto, di irraggiungibile. Ed in questo romanzo è narrato in maniera corale uno spaccato di vita di tutti i giorni, una storia di ordinaria amministrazione che diviene via via sempre più annientante. Edda ci fa volare con lei, cadere bruscamente con lei. Ci fa sperare fino all’ultimo in un volo interiore che nasce, si, ma che poi trova intorno solo tonnellate di zavorra. E lentamente ella si muove, mentre la sua lampada perde luce e lucentezza. Oblìo quasi cercato, anche combattuto, ostacolato, ma che alla fine ha il sopravvento; e giorno dopo giorno, ora dopo ora Edda scompare, fino a diventare lumicino tutt’uno con la sua lampada, fino a spegnersi entrambe. E per questo il tunnel diviene sempre più cupo. Sgomento, smarrimento. Buio.

Via dal palcoscenico della vita. Nessuna vera ambizione, nessuna felicità mai veramente cercata, solo un costante desiderio di approvazione, che quando finalmente giunge ormai inatteso (suo marito) , rischia di perderlo; e lo perde, infatti, annullando se stessa incapace di reazioni e di azioni costruttive. Rischio e pericolo fortissimo, riesce ad annullare e rovinare persino il figlio maggiore, assumendolo a confidente e lasciandogli un fardello emozionale troppo grande per un bambino. Così la Edda irrisolta ed egoista proietta se stessa in una triste catena senza fine.

 

 

“Scotta, ghiaccio/

Più della fiamma che arde/

Sulle ferite sempre aperte/

Il sale amaro della vita/

Ancora più profondamente /

Brucia/.

(E.G.)

 

 

 

Recensione libro di Emanuela Guttoriello

 

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