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Apr 22, 2015

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Recensione di – I cavalli delle giostre- di Antonio Gentile a cura di Patrizia Palese

Recensione di – I cavalli delle giostre- di Antonio Gentile a cura di Patrizia Palese

La bellezza di una storia, soprattutto se scritta, sta tutta nel potere di evocare immagini e ne I CAVALLI DELLE GIOSTRE, il lettore viene immediatamente catturato fin dalla prima pagina, anzi, potrei dire dall’immagine della copertina.
A differenza di altri libri, quello che si “legge”, quando gli occhi si posano su quella figura di adolescente ferma sulla copertina, acerba forse nel suo essere, ma dallo sguardo lontano e senza più illusioni, non delude; la vita, anzi le vite, che appaiono e scompaiono nella lettura sono talmente avviluppate fra di loro, che diventa arduo il volerle separare.
E vai avanti nella lettura sperando, o temendo, che si arriverà al punto dove tutto sarà spiegato, dove il sogno o il desiderio del sogno, lascerà il posto alla più logica realtà.
E in quell’attesa Lorenzo e Letizia credono che anche loro saranno liberi, come liberi vogliono vedere quei cavalli di una vecchia giostra; e in quell’attesa continuano a vivere, o a credere di farlo, Matteo e Lucia, e Cecilia e tutti loro procedono in questa storia che viene raccontata con la stessa armonia di un sonetto: ogni punto a capo, frasi brevi e chiare senza orpelli linguistici, senza ricercatezze letterarie, logica e rispondente a regole ben precise, perché tutti possano capire, essere accanto a loro nel procedere della loro storia, che, non sai bene quando, diventa solo vita.
E mentre leggi vedi quel paesaggio intorno a loro, ma lo vedi con i loro occhi e se soffrono, trovi naturale che anche tu stia male per loro.
Lo stile che Antonio Gentile utilizza per descrivere questi personaggi, senza fare grandi differenza fra i protagonisti e gli altri, è solo uno strumento che fa vedere un’altra realtà, come attraverso un caleidoscopio e come tale, è sufficiente un leggero movimento della mano per cambiare la luce, così un paragrafo termina senza troppe scosse e lascia il passo a quello seguente, senza troppe aspettative: un cammino sereno nel caotico turbine di quelle vite dove tutto può accadere, dove tutto può rimanere immutato, ma per usare le parole di Letizia, uno dei personaggi, è quel muoversi verso gli altri che rende valida l’esistenza di ognuno, perché “Non siamo nulla se non ci prendiamo cura di qualcuno” e solo questo renderà libere quelle anime, libere anche dalle ferite che si portano dietro per aver vissuto troppo o troppo poco, situazioni insane.
Ed ecco allora che si capisce il perché di quella tenace voglia di liberare i cavalli delle giostre dalla loro costrizione dei due bambini, dal loro poter vedere sempre il solito panorama, da loro non poter correre lontano, liberi di quell’asta di legno che li costringe a non sperare più.
E la liberazione appare per Lorenzo attraverso un pianoforte, la sua musica, ma lui non segue regole, lui sente la musica provenire dalla natura e questo suo capovolgere le regole rende ancora più dolorosa la sua liberazione, dove solo sua madre e sua sorella gli sono accanto, pur non comprendendolo fino in fondo.
Un libro che parla di solitudini, di silenzi, di attese e tutto con il sottofondo di una poesia che trasuda da ogni frase e che fa ripetere a volte la stessa frase, come il ritornello di una canzone o, appunto, di un sonetto.
E tutto diventa normale: la vita, la morte, la follia, l’alienazione, la fuga da una realtà che non si vuole accettare.
Allora l’autore, pur non concedendo tregua, spiega l’inspiegabile come la morte di un figlio tanto atteso, che fa morire anche un amore vivo e che vorrebbe vivere, con metafore leggere, ricche di armonia che danno sollievo al lettore, ma, prima ancora, a chi vive nella storia la sua storia personale e le sue amarezze.
Ma alla fine c’è il sole, perché quando un amore viene negato, allora sì che si lotta per riaverlo “…perché un amore non dato rimane nell’aria. Aspetta che qualcuno vada a liberarlo. L’amore non dato impazzisce nell’aria. Si mette a urlare, a prendere a calci le inferriate della sua prigione, fino a quando non riesce ad uscire. L’amore non dato è sottile come l’aria, s’infila nel petto, rimbomba, non dà tregua, rimbalza nel cervello senza sosta, sospende il ritmo vitale e diffonde l’impalpabile sensazione di morire.”
Ecco che allora viene fuori l’altra caratteristica del libro: i personaggi non sono descritti esteriormente, ma solo nelle loro pulsioni artistiche e dell’anima; eppure ce ne rendiamo conto solo alla fine, perché in fondo non era poi così importante riconoscerne i tratti, ma sentirli vicini a noi nella ricerca di un cammino spirituale verso una vera liberazione dal grigio e prevedibile scorrere del tempo, sempre sullo stesso percorso, come i cavalli delle giostre del vecchio Luna Park.

“I cavalli delle giostre” si è aggiudicato il primo posto alla XV edizione del Premio Letterario Internazionale Mondolibro e al Premio Letterario InediTO nella cornice del Salone internazionale del Libro di Torino edizione 2013.

Patrizia Palese

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