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Mag 4, 2014

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Recensione libro ‘Passaggi minimi’ di Katia Debora Melis a cura di Patrizia Palese

Recensione libro ‘Passaggi minimi’ di Katia Debora Melis a cura di Patrizia Palese

MELODIE PER PAROLE E IMMAGINI.

Cosa rimane dopo aver letto una raccolta di poesie?

A volte un ricordo di sapore che ti fa desiderare di rileggere alcune di esse; altre volte un’immagine complessiva che ti fa sorridere, perché a questo debbono servire le poesie.

Molto più raramente un suono, uno di quei suoni che siamo certi di conoscere, ma ai quali non riusciamo a dare un titolo o a collocarli in un tempo, in un luogo.

È questa una melodia creata da parole che si tengono per mano, per non confondersi con tante altre che gridano o che si rivestono solo di suoni striduli e confusi, per proteggerci nel loro cerchio magico, da cui nascono visioni.

Ma cosa è una melodia?

Dal Dizionario si legge che, la melodia (dal greco μελῳδία = canto, dal verbo μελῳδέω = cantare, a sua volta da μὲλος= canzone e ᾄδω = cantare) è una catena di suoni di differente altezza e di differente durata, la cui struttura genera un organismo musicale di senso compiuto.

Nella Storia della Musica il termine melodia ha assunto anche il significato di breve composizione da camera per voce e accompagnamento strumentale.

Inoltre, sempre dal Dizionario, affinché le melodie siano riconoscibili, occorre evitare che le singole parti si confondano.

Sarà stato un caso, ma le poesie di Katia Debora Melis, le ho lette sempre con una musica in sottofondo; dirvi quanto questa combinazione sia stata appropriata è  indispensabile sottolinearlo.

Fin dal suo titolo PASSAGGI MINIMI, dalla foto di copertina, si assapora questa melodia: la lettura dei versi procede senza intoppi, senza brusche interruzioni…solo a volte si torna indietro di qualche pagina, per risentire un suono diverso, esattamente come si farebbe nel girovagare per borghi sconosciuti, alla ricerca di un profumo, di una tendina di merletto, di un gatto che ci ritroviamo dietro di noi.

Non c’è un vero e proprio filo conduttore nelle poesie di Katia, eppure si percepisce la stessa atmosfera in ognuna di esse; brevi istantanee di immagini della mente che, animate di vita propria, cadono dolcemente sulle pagine candide di questa raccolta.

La padronanza del verso diventa il mezzo per fare di questi componimenti un esempio di stile, che solo all’apparenza sembra semplice e senza intenzione.

Fra di loro come non citare  SOLO ANEDDOTI CHE UN GIORNO, in cui  il verso si frammenta in negazioni che tutto abbattono e in certezze che tutto esaltano; INQUIETUDINE, dove l’umano si confonde e si innalza verso l’irragiungibile; EDM, in cui si ripropone il volo come dono negato all’uomo e poca importa il significato di quelle tre lettere; URLO DAL MARE, dove la grandezza della natura appare nella sua immensa perfezione, dove ancora una volta l’uomo è solo spettatore; L’ATTESA, e ancora non l’umanità con… i pensieri cattivi e di morte, le nere carogne…, ma un fiume, che va oltre la pochezza di chi pensa di essere migliore; ANNI, e tutto diventa fisicamente breve, quasi un attimo di vita; COME CONCHIGLIA, e sale la melodia come un incalzare di marea, dando a quei versi un profumo di vita; RESPONSABILE, e la melodia riecheggia di suoni cupi e profondi nei confronti di chi non ha protetto un amore.

Ma come non dare un posto di rilievo a GRAZIE, che ha il ritmo di una melodia medievale, quasi francescana.

Una raccolta di poesie che possiede luce propria e di sua luce vive…e nella palude delle parole spese in iterati percorsi, non è cosa da poco.

A cura di Patrizia Palese

Scheda libro :   http://www.tertulias.it/?p=289

  1. katia debora dice:

    Ringrazio sentitamente Patrizia Palese per il tempo dedicato alla lettura e riflessione sui miei scritti e per la precisa e acuta analisi dei testi.
    Katia Debora Melis

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